10 motivi per cui la Cannabis è ancora illegale

10 motivi per cui la Cannabis è ancora illegale

Siamo tanti a volere una nuova regolamentazione della cannabis, che non criminalizzi produttori e consumatori, ma allora perché non è ancora libera?

C’è chi punta il dito verso la politica, chi verso la mafia e chi invece verso la Chiesa. La verità però è che non esiste un solo colpevole, ci sono diversi motivi per cui non viene legalizzata, e per quanto alcuni influiscano più di altri, vanno considerati tutti. Ecco una lista dei 10 principali motivi per cui, secondo me, questa pianta non verrà liberalizzata nel prossimo futuro. L’ordine in cui sono riportati è casuale (?).


La Chiesa
La chiesa è contro la Cannabis? E se sì, può davvero influire sulla legalizzazione in Italia?
Purtroppo sì, la Chiesa si è dichiarata in più occasioni contro qualsiasi droga, senza far distinzione tra di esse. Lo stesso papa Francesco si dichiarò ufficialmente contrario alla legalizzazione della Cannabis nel 2014. Questa posizione però non deve stupire, in quanto nel Medioevo l'uso di questa pianta proseguì lecitamente fino a quando, una bolla papale, ne vietò l'uso ai fedeli alla fine del 1400.  Il ché è strano, poiché la cannabis è citata più volte anche nella bibbia! É noto infatti che gli Ebrei utilizzavano ampiamente la canapa in molti modi anche nelle epoche più antiche. Le candele dello Shabbat infatti possono essere fatte solo con uno di questi tre materiali: cannabis, lino o cotone. Recentemente la comunità ebraica ha dichiarato la cannabis “kosher” proprio in virtù degli studi biblici e quindi utilizzabile anche dai praticanti della fede. A proposito della Bibbia, essa fu il primo libro stampato in Occidente e indovina Gutenberg su che carta la stampò? Carta di canapa. Ma torniamo alla legalizzazione, il Vaticano può influire nelle scelte della politica Italiana? In teoria no, ma l’ha già fatto in passato. L’ultimo caso che fece scalpore fu quando il monsignor Paul Richard Gallagher, segretario per i Rapporti con gli Stati della Segreteria di Stato, chiese formalmente al governo italiano di modificare il ddl Zan.

Poca collaborazione
Per quanto in Italia esistano più associazioni e movimenti antiproibizionisti, questi sono soliti muoversi separatamente gli uni dagli altri, ottenendo così meno risonanza mediatica e meno capacità di fare pressione sulla politica. Questo è dovuto principalmente al fatto che ci sono tanti interessi in gioco, soprattutto economici, dunque spesso queste realtà inseguono i propri, invece che metterli da parte per un obiettivo comune. Va però riconosciuto che i tentativi di collaborare e di unire le forze ci sono stati, purtroppo senza grandi risultati a lungo termine.


Pochi Finanziamenti
Le realtà antiproibizioniste italiane di cui parlavamo prima godono di pochi, se non nulli, capitali finanziari. Spesso si sostentano tramite l’autofinanziamento e questo fa si che siano in netto svantaggio contro chi continua a fare disinformazione in merito, come ad esempio i partiti di destra che godono invece di finanziamenti milionari e appoggi di potenti lobby internazionali. Per quanto sarebbe bello un mondo in cui la verità e l’evidenza scientifica contino più dell’apparenza e del sentito dire, al momento sono i soldi a fare la differenza. Lo dimostrano i dati delle campagne di sensibilizzazione messe in atto dai gruppi pro legalizzazione negli Stati Uniti, finanziate anch’essi con milioni di dollari da parte di aziende o filantropi, i quali avevano intuito l’enorme potenziale economico del mercato legale che sarebbe nato in caso la legge fosse cambiata. In Italia nessuno sembra aver ancora intuito questo potenziale economico o comunque chi l’ha intuito non pensa che le leggi possano cambiare nei prossimi anni. 

Consumatori
Quando si pensa ad un consumatore di cannabis spesso si immagina un giovane sfaticato, svogliato e senza obiettivi, nonostante in Italia siano stimati oltre 6 milioni di consumatori abituali, i quali conducono una vita regolare e che contribuiscono positivamente nella società. Purtroppo però la maggior parte di questi è completamente disinteressata alla lotta antiproibizionista, non partecipa e non supporta le diverse iniziative messe in atto ogni anno dalle diverse realtà. Perché sì, di iniziative se ne svolgono diverse, ma sono partecipate sempre dalle solite poche migliaia di persone, e per la maggior parte molto giovani, tanto che l’impressione è che, con il passare degli anni, i consumatori tendano a smettere di credere in un possibile cambiamento e accettino questa repressione con la speranza che non prenda mai di mira loro. Va considerato anche che la maggior parte dei consumatori sono persone comuni: genitori, docenti, medici e studenti universitari che nel caso si mostrassero vicini alla causa rischierebbero gravi ripercussioni personali o lavorative. Dunque per evitare di essere giudicati come drogati, tossici o irresponsabili, preferiscono nascondere il loro essere consumatori. Questo però non fa altro che alimentare lo stesso stereotipo di cui sono vittime, come un cane che si morde la coda e quando si parla di cannabis lo si fa per via di notizie che riguardano la criminalità organizzata o ragazzini che si sono sentiti male. Se invece anche dottori, avvocati, docenti, studenti e genitori cominciassero a fare coming-out, l’opinione pubblica in merito a questa pianta cambierebbe radicalmente e lo stereotipo del consumatore visto solo come un peso per la società crollerebbe.

Disinformazione
Abbiamo appurato che i consumatori hanno le loro colpe, ma lo stereotipo esiste anche perché viene raccontato. I media parlano di cannabis solo trattando casi limite, spesso esagerandoli, e più volte hanno divulgato fake news ignorando le nuove scoperte scientifiche, polarizzando così l’opinione pubblica in maniera negativa. Purtroppo poi è risaputo che in Italia la maggior parte delle principali fonti giornalistiche è condizionata dai partiti al governo o comunque cerca di dare ai propri lettori quello che vogliono sentirsi dire piuttosto che della vera informazione che possa mettere anche in discussione le loro certezze. E avere l’opinione pubblica dalla propria parte è fondamentale per ottenere un cambiamento radicale come quello della liberalizzazione della cannabis.



Italiano Medio
In Italia l’informazione libera non gira facilmente ma questo non impedisce al singolo cittadino di mettere comunque in discussione quello che gli viene propinato dall’alto e di verificare le fonti dei suoi informatori. Oltre a questo,  nonostante i continui attacchi repressivi da parte della politica, il disinteresse del parlamento nei confronti delle richieste dei propri cittadini; sempre meno persone si indignano, sempre meno persone scendono in piazza per protestare e per cercare di ottenere un mondo migliore rispetto a quello che hanno trovato. Ci sono tanti motivi per cui non viene legalizzata e uno di questi probabilmente è dovuto ad un pensiero molto diffuso in Italia, ovvero preferire delle poche certezze momentanee piuttosto che uscire dalle proprie zone di comfort per un benessere superiore, collettivo e più a lungo termine.

Mafia
Le organizzazioni criminali traggono enormi ricavi dal narcotraffico. Il giro di affari del mercato nero della cannabis vale numerosi miliardi. Per quanto la legalizzazione non possa fermare del tutto il mercato illecito, sicuramente sferrerebbe però un duro colpo alle narcomafie, così come sostenuto più volte anche dal dipartimento antimafia italiano. Purtroppo sappiamo quanto la mafia possa influenzare la politica italiana, e quindi quanto sia probabile che faccia pressioni per evitare di perdere questo enorme mercato, di cui ora detiene il monopolio.


Lobby Farmaceutiche
La legalizzazione minaccia l’industria farmaceutica, a confermarlo è uno studio condotto dagli scienziati della California Polytechnic State University e dell’Università del New Mexico. Lo studio ha analizzato le vendite di farmaci da prescrizione, i prezzi delle azioni di 556 aziende farmaceutiche (tra il 1996 e il 2019) e le tendenze del mercato emerse dopo la legalizzazione della cannabis sia medica che ricreativa nei diversi stati USA. Solo dieci giorni dall’entrata in vigore delle normative di legalizzazione della cannabis, i rendimenti del mercato azionario di farmaci convenzionali tendevano a calare dell’1,5-2 per cento. Lo studio ha stimato una diminuzione degli introiti dell’industria farmaceutica pari all’11% circa, ovvero decine di miliardi ogni anno. Lo Stato Italiano, con la legalizzazione, otterrebbe quindi anche un notevole risparmio in termini di spesa per la salute pubblica, ma solo a patto che avvenga una legalizzazione completa, prevedendo l’autoproduzione e il libero mercato. Il rischio di pressioni da parte della lobby farmaceutica per ottenere un proprio monopolio sul mercato è molto alto.

Politici corrotti
Per quanto Mafie e lobby varie possano far pressione per evitare di rendere legale la cannabis, sta alla nostra classe politica non cedere, per il bene dell’intera nazione, dunque gran parte del problema è dovuto da chi ci guida. Nonostante non ci sia una grande pressione da parte dei consumatori, i vantaggi derivanti dalla legalizzazione della cannabis sono indiscutibili: lo dimostrano i dati dei numerosi paesi che hanno già legalizzato questo mercato e le numerose ricerche scientifiche. Questo però i nostri politici lo ignorano volutamente e spesso preferiscono mentire e andare contro gli interessi della collettività pur di continuare a ricevere l’appoggio dei propri elettori. Questo è opportunismo, non politica. Troppo spesso vengono portate avanti delle politiche che rendono palese quanto gran parte della classe politica sia corrotta e al servizio di criminali e multinazionali, piuttosto che dei propri cittadini.


Capitalismo
Ci sono numerosi motivi per cui la cannabis è e resta illegale. La maggior parte di questi però dipendono dal capitalismo. Questa pianta è illegale e viene mantenuta tale quasi esclusivamente per questioni economiche e di interessi personali: dal modo di fare del singolo cittadino fino agli enormi interessi economici delle grande lobby internazionali. In un mondo meno avido ed egoista nessuno avrebbe interesse nel monopolizzare il mercato di questa pianta, ne tanto meno di diffondere disinformazioni e fake news sul suo conto. Se vogliamo liberare sul serio questa pianta, o meglio, renderci liberi di utilizzarla come più preferiamo, dobbiamo prima di tutto pensare ad un modello differente di società, essere parte del cambiamento che vogliamo vedere, supportare le realtà che si impegnano quotidianamente per raggiungerlo ed evitare di finanziare quei colossi che poi, con il nostro denaro, corromperanno i politici a nostro sfavore. Continuando di questo passo invece, poiché viviamo in una società capitalista, otterremo probabilmente una legalizzazione più incentrata sul profitto che sulla libertà di consumo e di cura.


Questa lista è frutto di u
na mia riflessione basata su ormai 10 anni di attivismo.

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Fonti:
Chiesa - 2 - 3
Finanziamenti - 2
Consumatori
Disinformazione - 2
Mafia
Lobby farmaceutiche 

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