Trovate antiche tracce di Ayahuasca in un sito archeologico sulle Ande

Trovate antiche tracce di Ayahuasca in un sito archeologico sulle Ande

Nel corso dei millenni la nostra specie ha largamente fatto uso di risorse naturali, come le piante, per modificare il proprio stato di coscienza. Sono documentate diverse prove archeologiche che confermano l’uso di alcool, caffeina e anche cannabis risalenti a migliaia di anni fa, ma non solo, sono state ritrovate anche, per quanto inumero assai minore, prove dell’uso di altre sostanze psicotrope e psichedeliche, come ad esempio la sacca di un antico shamano sudamericano:


Nel 2019, in un rifugio roccioso, precisamente negli altopiani di Lipez della Bolivia sudoccidentale, un ritrovamento archeologico ha portato alla luce un'antica sacca in pelle, risalente al 900-1100 d.c.


La sacca in questione, fatta di musi di volpe cuciti tra loro, è stata raschiata delicatamente per analizzare eventuali tracce al suo interno, scoprendo così tracce di: bufotenina, dimetiltriptamina, armina, coca e forse psilocibina; suggerendo che almeno tre piante contenenti questi composti facevano parte dell'armamentario sciamanico. La presenza invece di dimetiltriptamina (Dmt) e armina, i due ingredienti primari dell'ayahuasca, ci conferma non solo che già in quell’epoca queste popolazioni erano solite consumare questa potente medicina per corpo e spirito, ma ci dice molto anche sulla conoscenza dell’etnobotanica di queste antiche popolazioni. Questo ritrovamento archeologico non solo finora è stato quello con il maggior numero di composti recuperati da un singolo manufatto ma nel sito archeologico sono stati ritrovati anche numerosi altri strumenti indicati per la preparazione al consumo di queste piante, a conferma che tali sostanze venissero utilizzate per scopi ritualistici e curativi.

La presenza di più piante ci suggerisce che queste antiche popolazioni avevano già un intricata conoscenza botanica. Inoltre, essendo queste piante provenienti da zone ecologiche diverse e spesso molto distanti fra loro, possiamo presupporre che che le piante allucinogene percorrevano lunghe distanze, tramite mercanti e viaggiatori, favorendo i rapporti interregionali, motivo in più per cui gli sciamani erano individui molto influenti nell’antica società. Pochi studi hanno confermato con prove dirette la presenza di sostanze psicoattive in contesti archeologici sudamericani. Scoperte come queste sono molto importanti, in quanto offrono l’opportunità di studiare l’uso di piante psicoattive nel passato e di comprendere meglio l’antica conoscenza botanica, provando anche a ricostruire i comportamenti dei nostri antenati e l'impatto che queste sostanze possano aver avuto nella storia della nostra specie.


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Articolo scritto in collaborazione con IlFungoSacro

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