Hai mai sentito parlare di Indica e Sativa? Spesso i consumatori usano questi termini per differenziare i fiori di cannabis e i loro relativi effetti.
In molti infatti concordano che, a parità di principi attivi, gli effetti delle varietà sative siano più stimolanti ed energizzanti, mentre quelli dell’indica siano più corporei e sedativi.
Questa distinzione però non ha più senso, ma prima di capire il perché di questa affermazione, ripercorriamo la nascita di questa differenziazione:
La cannabis fu classificata per la prima volta nel 1750 da Carlo Linneo, il quale, basandosi sulla diffusione di questa pianta in Europa, la descrisse come monotipica (ovvero con una sola specie) e fu chiamata Cannabis sativa L.
Nel 1785 però venne descritta una nuova specie ci Cannabis, proveniente dall’India, la quale aveva evidenti differenze sia di aspetto che di effetti rispetto alla Cannabis sativa L: questa “nuova specie” fu chiamata Cannabis indica, probabilmente per via delle sue origini.
Le principali differenze di queste due specie sono:
Sativa: le piante sono molto alte, hanno rami allungati, foglie strette e fiori sottili e poco densi.
Indica: le piante sono meno alte, dalla forma conica, il fusto contiene meno fibra, le foglie sono larghe e i fiori che produce sono densi e grandi.
Inizialmente dunque esisteva una reale distinzione tra queste specie di Cannabis, non solo nell’aspetto, ma anche negli effetti. Le piante di Cannabis a cui abbiamo accesso oggi però sono state ottenute incrociando ceppi differenti, ottenendo così nuove genetiche. Questa selezione si è protratta nel tempo e continua tutt’ora, tanto che le genetiche attuali sono ottenute a loro volta da altri incroci. Possiamo dunque parlare solo di ibridi, che hanno magari una predominanza Indica o Sativa, ma restano comunque ibridi di ibridi. Di conseguenza la distinzione in Indica e Sativa è ormai obsoleta e imprecisa.
Perché le piante attuali sono frutto di incroci?
Nel corso degli anni, l'uomo è andato in cerca dei diversi ceppi di Cannabis sparsi per il mondo per studiarli e incrociarli tra loro e per ottenere fiori più grandi o piante che resistessero a climi più umidi o più freddi. Altri ceppi sono stati incrociati per ottenere maggiore quantità di THC o percentuali di principi attivi personalizzati. Uno degli strain più famosi è infatti quello di Charlotte’s Web, ovvero una genetica ricca di CBD e quasi priva di THC realizzata nel 2011 dagli Stanley Brothers, battezzata così in onore di Charlotte Figi, una ragazza affetta da un grave tipo di epilessia che non rispondeva a nessun tipo di terapia e farmaco tradizionale. Charlotte arriva a soffrire di circa 300 attacchi a settimana dalla durata anche di ore. La situazione è decisamente migliorata, fino alla scomparsa delle crisi, quando Charlotte ha cominciato ad assumere un estratto ricco di CBD, ottenuto proprio dalla genetica Charlotte’s Web.
Esiste inoltre un’altra varietà, meno conosciuta, ovvero la Cannabis Ruderalis. Si ritiene che questa specie sia invece originaria della Russia del nord e, proprio per via del clima rigido di quella zona, essa produce raccolti molto esigui e non ha un contenuto di fibre rilevanti. Il suo vantaggio però è che fiorisce in automatico dopo circa 5 settimane, a prescindere dalla quantità di luce. E’ quindi una pianta autofiorente, al contrario della la cannabis sativa e di quella indica, che sono piante fotoperiodiche ed hanno quindi bisogno di una diminuzione di ore di luce per poter fiorire, cosa che in natura avviene con il cambiamento delle stagioni. Le genetiche fotoperiodiche sono quindi indicate per chi non ha problemi di tempistiche e vuole ottenere un unico grande raccolto. Le genetiche ottenute invece dall’incrocio con la Ruderalis, sono indicate per chi ha bisogno di un raccolto in breve tempo, il raccolto sarà si minore ma questo consente di coltivare più cicli l’anno.
Come differenziare quindi le nuove tipologie?
Come mai allora, a parità di principi attivi, le piante indica davano un certo effetto, diverso da quelle sativa?
Secondo altri studi, oltre alle differenze strutturali, indica e sativa potrebbero appunto sviluppare diverse concentrazioni di terpeni, e ciò spiegherebbe gli effetti differenti. Ad esempio, secondo alcune fonti, le proprietà sedative delle varietà di cannabis “a forte tendenza indica” dipendono dalle elevate concentrazioni di mircene.
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