Ansia: Cannabis e Benzodiazepine
Distinguere l’ansia comune dal disturbo d’ansia
L’ansia è uno stato psichico dell’individuo in cui esso si trova ad affrontare sensazioni di intensa preoccupazione e/o paura a causa di un mancato adattamento del proprio organismo sugli stimoli esterni. Questo stato mentale risulta fondamentale per la vita degli animali in natura, essendo alla base del meccanismo di reazione (attacco o fuga).
Quando però questo stesso meccanismo viene attivato senza la presenza di una vera e propria minaccia, o con una cronicità non coerente agli stimoli esterni che si ricevono, è più corretto parlare di disturbo d’ansia. In questa categoria rientrano diverse patologie mentali caratterizzate da un senso d’ansia e paura, tra cui:
Le ragioni per cui queste si manifestano non sono ancora state determinate con certezza, si ipotizza però che sorgano conseguentemente ad esperienze traumatiche o per una combinazione di fattori genetici, psicologici, fisici e ambientali. Secondo i dati raccolti dall’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) nel 2017 quasi il 4% della popolazione mondiale soffriva di un disturbo d’ansia e, nonostante l’assenza di statistiche più recenti, vi è la quasi totale certezza che il dato sia aumentato nettamente negli ultimi anni, a causa degli effetti della pandemia e dell’isolamento che ne è conseguito.
L’ansia è spesso associata alla depressione in quanto, nella sua forma di disturbo, porta il soggetto che ne è afflitto a trovare enormi difficoltà nel compiere le azioni ed i compiti più semplici, e quindi ad affrontare la vita con un senso di resa e disperazione. Con l’aumentare delle diagnosi di questo malessere, la necessità di una terapia corretta ed un supporto per chi ne soffre è sempre maggiore.
Secondo le linee guida per i disturbi d’ansia redatte dal National Institute of Health il primo approccio da avere con questa condizione è l’incontro con un terapista, così da permettere una corretta identificazione del disturbo e scegliere conseguentemente una terapia coerente con i bisogni del paziente. Nonostante le uniche cure conosciute consistano in un percorso psicoterapico specifico, esistono dei farmaci che possono diminuire l’entità dei sintomi del disturbo permettendo al paziente di superare i limiti sociali che esso comporta.
Sempre secondo il NIH, le classi di farmaci più comuni utilizzati per il trattamento di questa condizione sono:
- Ansiolitici (nello specifico la classe delle benzodiazepine)
- Antidepressivi (generalmente inibitori della ricaptazione di Serotonina [SSRI])
- BetaBloccanti
In questo articolo andremo ad analizzare gli effetti (desiderati e non) degli ansiolitici più diffusi (le benzodiazepine), mettendoli a paragone con uno dei prodotti medicinali che più si è rivelato efficace negli ultimi anni per contrastare i sintomi dell’ansia: la cannabis.
Le benzodiazepine
Ad oggi esiste un numero molto ampio di benzodiazepine prescritte per i disturbi d’ansia e, nonostante il loro meccanismo di azione sia pressoché lo stesso, vi è una grande differenza di potenza e durata degli effetti. Per esempio, l’effetto di 0,5 mg di alprazolam (xanax) è paragonabile a quello ottenuto con la somministrazione di 10mg di diazepam (valium) o con quella di 5-6 mg di bromazepam (lexotan). Questa categoria di medicinali influenza, in modo diretto ed indiretto, quasi tutti gli aspetti della funzione cerebrale. Tutte le benzodiazepine aumentano l’azione di una sostanza chimica naturale del cervello, il GABA (acido gamma-aminobutirico), ovvero un neurotrasmettitore, un agente che trasmette i messaggi da una cellula nervosa (neurone) del cervello ad un’altra. Il messaggio che il GABA trasmette è un messaggio di tipo inibitorio: dice ai neuroni con i quali esso entra in contatto di rallentare o di smettere di generare impulsi nervosi. Poiché circa il 40% dei milioni di neuroni in tutto il cervello rispondono al GABA, questo significa che il GABA ha un potere generico calmante sul cervello: esso è, in un certo senso, il tranquillante ed il sonnifero naturale di cui dispone l’organismo. Questa azione naturale del GABA viene potenziata dalle benzodiazepine, le quali esercitano in questo modo un’influenza inibitoria (spesso in misura eccessiva) sui neuroni.
Esistono anche altri recettori benzodiazepinici, non legati al GABA, che si trovano nei reni, nel colon, nelle cellule del sangue e nella corteccia surrenale ed alcune benzodiazepine agiscono anche su questi. Sono questi ultimi effetti, diretti ed indiretti, che causano i ben noti effetti indesiderati delle benzodiazepine.
Effetti indesiderati ed astinenza
Data l’azione profonda che queste sostanze hanno sulla mente e sull’ organismo, gli effetti indesiderati derivanti dal loro utilizzo sono diversi e di entità non trascurabile.
Ecco un elenco degli effetti indesiderati più comuni:
- Eccessiva sedazione;
- Danni alla memoria (amnesia e difficoltà nell’acquisire nuove informazioni);
- Effetti stimolanti paradossali;
- Depressione e/o ottundimento emotivo;
- Tolleranza (la tolleranza sugli effetti ansiolitici si sviluppa più lentamente, ma esistono poche prove che le benzodiazepine mantengano la loro efficacia dopo alcuni mesi, anche se l’uso continuativo a lungo termine di questi farmaci può anche aggravare i disturbi legati all’ansia)
- Dipendenza: dal momento che questi farmaci possono produrre assuefazione nel soggetto, ecco una tabella con gli eventuali sintomi fisici e psichici dovuti all’astinenza.
Se assunte in anzianità o durante la gestazione gli stessi effetti indesiderati elencati poc'anzi possono avere entità nettamente superiore a causa della maggiore sensibilità degli organismi di queste due categorie; per questo risulta consigliabile una ancora maggior attenzione nella somministrazione ad anziani e donne incinta.
La nuova alternativa: la Cannabis
Sono passati più di 40 anni da quando gli studi sulla cannabis hanno rivelato il potenziale terapeutico di questa pianta nel trattamento dei disturbi legati all’ansia. Secondo una revisione pubblicata nel 2015 sulla rivista Neurotherapeutics, sembrerebbe che il potenziale derivi dall’azione di uno dei due composti principali prodotti dalla pianta: il CBD. In primis, in una ricerca condotta nel 2010, si è scoperto che il meccanismo d’azione che permetteva al cannabinoide di produrre un effetto ansiolitico era dovuto all’interazione con i recettori della serotonina 5-HT1A. Successivamente, in un test condotto nel 2011, è stato ipotizzato che l’assunzione di cannabidiolo potesse modulare in positivo la risposta agli stimoli ansiogeni nei pazienti affetti da ansia sociale.
Circa una decina di anni dopo è arrivata la conferma: grazie ad uno studio di laboratorio è stato osservato che la carenza di endocannabinoidi, come il 2-AG (2-arachidonoilglicerolo), era associabile ad un aumento dello stress e dell’ansia per il soggetto e, con studi quantitativi sono poi stati confermati gli effetti positivi dell’assunzione di cannabis in numerosi soggetti affetti da ansia. Il 58% dei 1400 consumatori (abituali ed occasionali) presi in esame, ha constatato un netto miglioramento dei sintomi correlati all’ansia.
Non è però “tutta” la cannabis ad avere effetti terapeutici di questo tipo: i vantaggi sono infatti dipendenti dalla varietà utilizzata e dalle caratteristiche del suo fitocomplesso, cioè l’insieme dei composti chimici che la caratterizzano.Tramite gli studi condotti sulle sue componenti (dai cannabinoidi ai terpeni) si è valutato che i migliori strain per il trattamento dell’ansia siano quelli che rispettano le seguenti caratteristiche fitochimiche:
- Livelli di THC medio-bassi (secondo le analisi riportate dalle banche semi, un
quantitativo medio-basso corrisponde circa ad un 10-15% di tetraidrocannabinolo)
- Livelli di CBD molto alti (sempre stando alle analisi riportate dalle banche semi, si attesta un valore alto di cannabidiolo quando questo supera il 10%)
- Presenza, in percentuali non trascurabili, dei seguenti terpeni:
- Beta-cariofillene
- Limonene
-
Linaolo
Effetti indesiderati
Quando si parla di cannabis come terapia per le malattie di tipo psichiatrico è necessario prestare molta attenzione agli effetti collaterali dell’assunzione, sia occasionale che cronica. Infatti, in certi casi, è stato riscontrato che l’uso frequente di cannabis abbia aumentato i casi di depressione e ansia tra gli adolescenti, dove, questi ultimi, risultavano essere predisposti a problemi di psicosi.
Per tranquillizzare i consumatori che ci leggono, dobbiamo però dire che, secondo uno studio epidemiologico del 2013, l’aumento della depressione che si può verificare con un uso improprio della Cannabis non è a lungo termine. In più, non sono state trovate associazioni reali tra il consumo adolescenziale e la depressione intorno ai 30 anni, se non che gli stessi fattori che predispongono le persone a fare uso di Cannabis possano aumentare il rischio di psicosi come l’ansia e la depressione.
Leggi "La cannabis puo causare psicosi?
È poi anche doveroso sottolineare che i metodi di assunzione della cannabis non sono tutti uguali. Per poter beneficiare al meglio degli effetti terapeutici di questa pianta, consigliamo di evitare di fumare il prodotto, in quanto la combustione comporta la comparsa di metaboliti potenzialmente tossici ed aumenta la possibilità di un barotrauma polmonare (ovvero una lesione ai tessuti), senza contare la non trascurabile perdita di principi attivi (intorno al 70%).
Le vostre testimonianze
Ecco alcune delle esperienze a tema Cannabis e benzodiazepine che ci sono state raccontate sul nostro sito. Raccogliere le vostre testimonianze è molto importante sia per avere traccia degli vari effetti positivi e negativi delle diverse sostanze, sia per dimostrare quanto questi argomenti interessino un gran numero di cittadini, così tanti da non poter continuare ad ignorarli. Potete leggere le altre storie o raccontare la vostra in completo anonimato Cliccando QUI
Conclusioni
Visto quanto detto in precedenza, il miglior consiglio che possiamo darvi in caso soffriate di un qualunque disturbo d’ansia è l’approccio terapeutico e il supporto di uno specialista, così da individuare la causa dell’ansia, oltre che ridurne i sintomi. Se questo non bastasse, o soprattutto se (come capita la maggior parte delle volte) la terapia richiedesse tempo per risultare efficace, il vostro miglior alleato potrebbe proprio essere la cannabis e in particolar modo il CBD. Potete sia consumare edibili, sia assumere oli, sia fumarne/vaporizzare i fiori. Alti livelli di THC possono invece amplificare gli stati ansiosi. Per quanto riguarda le Benzodiazepine, invece, ne sconsigliamo altamente l’utilizzo a meno che non ci sia stata una prescrizione medica fatta con comprensione delle vostre esigenze e riadattata costantemente ai vostri bisogni. Diffidate da medici che prescrivono queste sostanze con troppa superficialità, o come prima scelta, se non utilizzate con cognizione il loro potenziale terapeutico può essere facilmente tradotto in danni per la vostra salute.
Attenzione: questo articolo ha il solo scopo di informare e divulgare nuove conoscenze scientifiche. Per quanto in questo negozio si vendano articolo derivanti dalla canapa, questo articolo non fa riferimento agli effetti dei nostri prodotti ma a quelli della molecola di CBD. Visti i limiti legali, i nostri prodotti sono venduti per uso da collezione (per quanto riguarda i fiori) e uso cosmetico (per quanto riguarda gli oli). Come voluto dal governo, i nostri prodotti non sono venduti per il consumo orale.
Articolo a cura di @Dumbenny
Sitografia:
Oms Report 2017 about anxiety and depression
Mental Health - Our World in Data
Patologie che beneficiano dalla Cannabis Medica e i farmaci cannabinoidi
Hempy Terpeni: Aromi del Benessere | HEMPY
2.1 THC e CBD: varietà di Cannabis S. dal mondo e in Italia
Cannabis (Marijuana) and Cannabinoids: What You Need To Know | NCCIH
Le varietà di Cannabis Medica in Italia: guida pratica | Cannabiscienza
Cannabis nell’ansia da stress: svelato il meccanismo d’azione
