Conosci la storia della Cannabis? Da quanto tempo viene usata? Da dove arriva?
Ecco una piccola sintesi della sua lunghissima storia:
La cannabis ha origini antichissime: il suo utilizzo risale alle prime società agricole dell’Asia Centrale, attualmente nei territori dell’Afghanistan e del Pakistan. In questi luoghi la canapa cresceva spontaneamente e, probabilmente, da qui si è diffusa prima verso la Cina, poi verso Africa, Europa e America.
I numerosi ritrovamenti, tra i quali alcuni semi fossilizzati in Romania e un manufatto tessile in Turchia, testimoniano l’utilizzo della cannabis almeno a partire dal Neolitico (8000 a.c. -3000 a.c.). Gli storici credono che le prime coltivazioni di canapa risalgano a civiltà vissute oltre 12 mila anni fa.
L’utilizzo tessile della canapa venne sfruttato dai Mongoli, dai Tartari e dai Giapponesi ancor prima della scoperta del cotone e della seta. Si hanno però anche testimonianze dell’impiego della cannabis per la produzione della carta e per scopi terapeutici. A questo riguardo, risale al 2737 a.c. la prima comparsa della canapa in un trattato di farmacologia, scritto dall’imperatore cinese Shen Nung, nel quale veniva consigliata per trattare una moltitudine di malattie. Anche gli Egizi, in alcuni papiri datati intorno al 2000 a.c., fecero riferimento all’utilizzo di questa pianta, per lo più come medicinale.
La canapa è conosciuta anche come "canapa indiana", e non a caso essa è presente nelle antiche tradizioni dell'India. Nei Veda, antichi testi sacri dell’Induismo, tra i tanti riferimenti all’uso della cannabis, viene narrata la leggenda del Dio Shiva che, ritiratosi in un campo dopo un litigio familiare, trova riparo dai raggi del sole all'ombra di un’alta pianta di canapa. Incuriosito dal profumo ne mangia le foglie e, estasiato dal sapore rinfrescante, ne fa il suo cibo preferito. In India la cannabis veniva tradizionalmente considerata come una panacea per una serie di mali fisici o spirituali. Le modalità d’assunzione sono tante e variegate ma le più importanti sono due: il Bhang, bevanda psicoattiva contenente cannabis, latte ed altre erbe aromatiche (utilizzata in varie festività per provocare uno stato alterato di coscienza); e il Chilum, lungo tronco di cono, diviso all'interno da una semplice pietra filtrante, dal quale si aspira il fumo del charas, una particolare varietà dell’hashish.
In Europa la canapa veniva già coltivata nelle isole britanniche dalle tribù dei Celti e dei Pitti ancor prima dell’espansione dell’Impero Romano. Probabilmente, venne importata nel Nord Europa dagli sciti, nomadi iraniani, come descritto nelle Storie di Erodoto, storico greco vissuto nel V sec. a.c. Essi avevano l’usanza, probabilmente durante i funerali, di gettare i semi di cannabis su pietre roventi, per poi respirarne il fumo che ne fuoriusciva. Gli sciti, assieme ai Traci, appresero le capacità psicoattive della pianta dagli Assiri, che, a loro volta, le impararono con buona probabilità dagli Indoariani.
E’ grazie alle migrazioni di alcune tribù nomadi che la cannabis arrivò dall’Asia Centrale fino al Mediterraneo e ciò è stato documentato da importanti personalità dell’epoca, come Plinio, Marco Polo e Galeno. Anche i Romani la impiegarono per i più svariati utilizzi: dalla tradizionale costruzione di funi o tele a degli intrugli per ridurre il desiderio sessuale, curare il mal d’orecchi o favorire l’allegria in alcune occasioni speciali.
Nel Medioevo la grande richiesta di cordami per le immense flotte navali italiane ed europee garantì un progressivo aumento dell’utilizzo e della produzione della canapa, fino a quando non intervenne il la Chiesa. Nel 1484 Papa Innocenzo VIII definì la cannabis “malefica”, vietandone l’utilizzo per la produzione di medicinali, senza però riuscire a impedirne la diffusione nel Nord Europa. Intanto in Germania, a partire dall’invenzione della stampa nel 1453, venivano stampate copie della Bibbia proprio su carta di canapa.Tutto ciò risulta ancor più strano se si pensa che la cannabis era molto importante per gli Ebrei, tanto che viene più volte citata nella Bibbia. Essa è uno dei tre materiali (assieme al lino e al cotone) con i quali è possibile costruire le candele dello Shabbat. Questo clima di proibizione si era protratto nel tempo e, con la crescita del potere ecclesiastico, vennero aboliti anche diversi culti e riti in varie parti d’Europa.
L’utilizzo della canapa commerciale si diffuse in America grazie alle sue infinite proprietà e modalità d’impiego: le tre caravelle di Cristoforo Colombo, che avrebbero scoperto il continente, avevano cime e vele in canapa. Questo potrebbe indurre a pensare che questa pianta sia stata introdotta nell’epoca post-Colombo ma, in realtà, dei ritrovamenti all'interno di alcune tombe peruviane del 1500 a.c. fanno pensare che in America Latina la canapa fosse già conosciuta e adoperata.
Nel 1798, a seguito della spedizione in Egitto guidata (solo in parte) da Napoleone, vennero riscoperte alcune modalità di assunzione della cannabis tra le quali il fumo e un liquore a base di hashish. Naturalmente l'assunzione di queste sostanze venne subito proibita ai soldati, ma non ci volle molto perché questi usi arrivassero in Europa.
Nella prima metà dell’Ottocento si estese l’ambito della ricerca medica riguardante la cannabis, soprattutto grazie agli studi del medico O’Shaughnessy che, dopo aver trascorso molti anni in India, tornò in Europa per divulgare le proprietà terapeutiche della pianta.
Allo stesso tempo, tra le strade e nei salotti, si diffondeva l’uso della cannabis come sostanza psicoattiva. Scrittori, artisti e musicisti, ma anche una folta schiera di aristocratici, affollavano i club dove si sperimentavano gli effetti dell’hashish. Il “Club des haschischins", fondato nel 1843 a Parigi, fu solo il punto di partenza: l’uso della cannabis e, soprattutto, dell’hashish si diffuse a macchia d’olio in tutta Europa. Questo portò anche diversi medici a interessarsi della questione, riflettendo sull’uso della canapa come un potenziale integratore terapeutico.
Purtroppo, però, oltre oceano il clima di proibizione cominciava a diventare sempre più rigido e restrittivo.
Nel 1937, il presidente Roosevelt firmò il “Marijuana Tax Act”, una legge resa popolare tramite un’aggressiva propaganda hollywoodiana, priva di ricerca scientifica e intrisa di razzismo, che vietò la consumazione, la detenzione e la coltivazione di cannabis. La legge contro la Marijuana divenne l’alibi del Governo per punire una serie di comportamenti, altrimenti impunibili, alla base dei quali c’era semplice integrazione culturale: era quindi un modo per allontanare i giovani bianchi e benestanti dai malfamati locali jazz, nei quali si ballava una nuova musica ”nera” e si fumava cannabis. Dietro a questa manovra, si celavano gli interessi di alcuni dei maggiori capitalisti americani dell’epoca, ai vertici delle più grandi industrie petrolchimiche e cartarie al mondo. Reduci dalla dispendiosa conquista di alcuni brevetti per dei materiali derivati dal petrolio, come il nylon, e terrorizzati dalla possibilità di produrre tali materiali con la canapa, essi temevano la pianta in quanto concorrente su vari tipi di mercato. Inoltre, la cannabis avrebbe messo a dura prova il “monopolio” che negli anni avevano conquistato.
In questo stesso periodo Henry Ford, assieme al suo team di ingegneri, presentò uno dei progetti che più ha valorizzato le proprietà della cannabis: la Hemp Body Car. Realizzata totalmente in plastica di canapa e soia, questa macchina risultava essere più leggera e anche più resistente delle carrozzerie in metallo. E’ famoso il video di Ford che, per dimostrare tali proprietà, percuote violentemente il retro della vettura con un martello, senza arrecare il minimo danno. La cosiddetta Ford Cannabis era alimentata da etanolo di canapa, combustibile non inquinante ottenibile dai semi. Purtroppo, per via della morte di Ford nel 1947 e del divieto di coltivare canapa in seguito all’emanazione delle leggi proibizioniste, il progetto precipitò nell’oblio.
In Italia, nel frattempo, la cannabis raggiungeva il suo apice (paradossalmente) durante il periodo del Fascismo. Lo stesso Mussolini pose la canapa “all’ordine del giorno della nazione”, poiché nell’industria canapiera erano impiegati oltre 30.000 italiani. La canapa italiana, rinomata per bianchezza, lucentezza e morbidezza, nel 1941 arrivò a contare circa 100 mila ettari di superficie coltivata, seconda per quantità solo alla mastodontica Unione Sovietica. Nello stesso anno venne fondato l’Ente Nazionale Esportazione Canapa, attraverso il quale il Fascismo impose il monopolio sull’esportazione di ogni tipo di canapa e di manufatto realizzato con essa. E’ possibile, dunque, notare il ruolo di spicco che la cannabis ha avuto nella storia del nostro smemorato Paese. A dispetto di questo clima favorevole, però, l’hashish veniva comunque definito “droga da ne*i”.
Durante la Seconda Guerra Mondiale la produzione medioeuropea e mediterranea tornava così ad aumentare velocemente, anche per l’esigenza di materie prime contenenti molta cellulosa, dalla quale poter ottenere esplosivi, ricavandoli dalla produzione di nitrocellulosa.
Alla fine degli anni ‘40, conseguentemente al Piano Marshall stipulato con gli Stati Uniti, molti Paesi ricevettero aiuti per far ripartire la produzione in seguito alla Guerra. All’Italia spettarono 1204 milioni di dollari, prodotti di prima necessità e alcuni macchinari, in modo tale che l’economia potesse risollevarsi. Ovviamente l’economia della quale si parla gravitava attorno a quella statunitense e, dunque, alle industrie petrolchimiche, portando con sé anche tutta una serie di conseguenze legali, tra le quali il proibizionismo e, quindi, il divieto di coltivare cannabis per qualsiasi tipo d’impiego.
Solo dagli anni ‘60/’70 del Novecento si è cominciato progressivamente a rivalutare questa pianta, grazie a movimenti culturali di contestazione giovanile, come quello hippie. Fino alla fine degli anni ‘90, però, il dibattito rimase parzialmente oscurato dalle catastrofiche conseguenze della guerra alla droga dichiarata negli anni precedenti.
Nel 1997, la Comunità europea stabilì la reintroduzione della canapa ad uso industriale e, mediante alcuni regolamenti, furono creati i primi negozi italiani a tema, assieme alle prime nuove coltivazioni di cannabis. Quest’ultime negli anni sono aumentate a dismisura, non solo grazie alla diffusione della cannabis light e, quindi, del suo utilizzo ricreativo, ma anche e soprattutto grazie agli svariati utilizzi eco-sostenibili ricavabili dalla pianta. Negli ultimi cinque anni, in Italia, la Coldiretti ha segnalato un vero e proprio boom della coltivazione di canapa industriale: i terreni designati a questo tipo di coltura, dal 2014 al 2017, sono triplicati e il mercato è certamente destinato a crescere esponenzialmente in futuro.
Documentarsi sulla canapa, sulle sue origini e sui suoi utilizzi significa rendersi conto dei vantaggi che l’illegalità ha sottratto a moltissimi settori, tanto sul fronte dell’economia quanto su quello dell’ecosostenibilità.
Daniele De Marco
con la collaborazione di Andrea Marangi e Francesco Ferri
FONTI
Lezione sulla cannabis a cura di Andrea Marangi
La cannabis nel tempo: origine, storia e utilizzo CLINN
Storia della cannabis wikipedia
Una storia “fatta” di canapa
Storia della canapa:dalle origini ai nostri giorni
Storia della canapa dott. Daniele Segnini
Gli sciti e la canapa Giorgio Samorini
Canapa, spritualità e religione Giardino di canapa
Religioni E Cannabis: Una Benedizione O Un Tabù?
India: la culla della cannabis
Sadhu: il santone indiano con una relazione unica con la cannabis
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